Appalti truccati per la Questura, regali e favori: la Procura chiede il carcere per due funzionari e i domiciliari per cinque imprenditori

La Procura di Genova chiede il carcere per l’ex dirigente Fernando Colangelo e per il sovrintendente Mario Arado, e i domiciliari per cinque imprenditori. Al centro dell’inchiesta affidamenti spezzettati, favori, cene, vini pregiati e presunti prezzi gonfiati

La partita cautelare sull’inchiesta degli appalti per la Questura di Genova si apre domani davanti alla giudice per le indagini preliminari Elisa Campagna. La Procura ha chiesto sette misure: due custodie in carcere e cinque arresti domiciliari. Al centro del fascicolo ci sono lavori e forniture che, secondo l’accusa, sarebbero stati gestiti attraverso affidamenti anomali, rapporti privilegiati con alcuni imprenditori, regali, cene, bottiglie di pregio e presunti prezzi gonfiati.

La richiesta più pesante riguarda Fernando Colangelo, ex dirigente della Questura di Genova e poi della Prefettura, e Mario Arado, sovrintendente, per i quali il pubblico ministero Patrizia Petruzziello ha chiesto il carcere. Per gli imprenditori Caterina Ghio, Marco Deriu, Andrea Badalacco, Giovanni Carbonaro e Paolo Bocconi è stata invece avanzata la richiesta degli arresti domiciliari. Gli indagati, già perquisiti nell’ottobre del 2024, rispondono a vario titolo di associazione a delinquere, falso, corruzione, truffa ai danni dello Stato e, in una posizione, anche di peculato.

L’indagine nasce come filone di un’inchiesta più ampia sugli appalti pubblici, nella quale risultano coinvolte circa venti persone, tra cui l’ex provveditore alle opere pubbliche Roberto Ferrazza. A far partire gli accertamenti sarebbe stato un esposto del nuovo provveditore alle opere pubbliche, che aveva segnalato una serie di affidamenti ritenuti sospetti perché suddivisi in importi inferiori alla soglia dei 40 mila euro. Una frammentazione che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe consentito di evitare il passaggio attraverso gare pubbliche.
Da quella segnalazione sono partite le indagini della guardia di Finanza. Intercettazioni, verifiche documentali e accertamenti tecnici avrebbero poi delineato, secondo la Procura, un meccanismo nel quale alcuni affidamenti legati alla Questura di Genova, a caserme e alla gestione dello stabilimento balneare della polizia sarebbero stati accompagnati da utilità e rapporti di favore. Non si parla soltanto di procedure amministrative contestate, ma di un presunto sistema stabile di scambio: lavori e incarichi da una parte, benefici personali e vantaggi dall’altra.
Nella richiesta cautelare, firmata nel settembre 2025, il pubblico ministero Patrizia Petruzziello ha indicato il rischio di inquinamento delle prove e di reiterazione dei reati. La Procura riteneva dunque sussistenti le condizioni per procedere direttamente con le misure. La giudice Elisa Campagna ha invece fissato gli interrogatori preventivi, che si terranno domani, giovedì 21 maggio. Solo dopo l’ascolto degli indagati deciderà se accogliere integralmente le richieste, modificarle o respingerle.
Il passaggio di domani sarà quindi decisivo. Gli indagati avranno la possibilità di fornire la propria versione prima dell’eventuale applicazione delle misure cautelari. Le difese potranno contestare la ricostruzione dell’accusa, il peso delle intercettazioni, la lettura degli affidamenti e l’esistenza stessa di un accordo corruttivo. La Procura, invece, punta a dimostrare che non si tratterebbe di episodi isolati, ma di una rete di relazioni opache costruita intorno a lavori pubblici e forniture destinate a strutture dello Stato.
Il fascicolo tocca un settore particolarmente sensibile perché riguarda uffici e strutture legate alla sicurezza pubblica. Proprio per questo l’inchiesta assume un rilievo che va oltre il valore economico dei singoli appalti: al centro c’è il modo in cui sarebbero stati gestiti denaro pubblico, procedure amministrative e rapporti tra funzionari e imprese. Domani, davanti alla giudice, inizierà la prima verifica concreta sulla tenuta della richiesta cautelare della Procura.
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